A cura di Alessandro Catamo
Incontro con Ágnes Heller e Mihály Vajda
Il marxismo e la scuola di Budapest
Collana: Appunti 3, Incontri, formato: 120x210
Pag. 60, 9,00 euro
ISBN: 9788890339493

“Direi che Vajda abbia avuto il merito di infrangere dichiaratamente la logica scientifico-filosofica delle “grandi narrative”, le quali sono basate sul concetto che ogni periodo puň essere superato da un altro, e se dici che questo periodo non puň essere superato allora ne decreti la fine. Io non condivisi quella posizione, e non la condivido tuttora, perché ‘formalmente’ la trovo un’afermazione metafisica, in quanto era pur sempre un’afermazione sul futuro e non si puň essere cosě certi che il capitalismo non sarŕ superato. Tuttavia ci trovammo ‘sostanzialmente’ d’accordo sul fatto di essere arrivati ad un punto, in cui non soltanto non credevamo piů nel socialismo o la “terza via”, ma in questa ricerca avevamo operato una sistematica decostruzione del marxismo; nel tentativo di rinnovarlo lo avevamo smontato pezzo per pezzo ed ormai non ci serviva piů. Ognuno di noi arrivň in tempi diversi a questa conclusione, ma se non si credeva piů, né si poteva materialmente vivere in un paese che si diceva comunista come l’Ungheria, ed inoltre si era ripercorsa l’intera opera marxiana, dai Manoscritti al Capitale nel tentativo di trovare un modo per rendere quella vita piů accettabile, credo che fosse evidente che erano venute meno le condizioni principali della “missione” della scuola. Fu una presa d’atto molto dolorosa per tutti noi.”


La scuola di Budapest

György Lukács, nume tutelare
Férénc Fehér, studente
Mihály Vajda, studente
György Márkus, studente
Mária Márkus, studente
János Kis, studente
György Bence, studente
Ándras Hegedüs, studente
Ágnes Heller, studente
Questa breve introduzione vuole indirizzare il lettore verso le pagine che compongono la trascrizione ragionata dei colloqui avuti nella primavera del 2007 con i filosofi Ágnes Heller e Mihály Vajda presso le loro abitazioni di Budapest; come pure lo strumento da cui partire per godere a pieno del montaggio delle riprese audio-video delle stesse interviste; e viceversa: se infatti il mezzo tipografico ha consentito una maggiore completezza in termini di contenuti storico-filosofici raccolti, quello audiovisivo veicola le caratteristiche emotive di ogni risposta ed il climax complessivo della situazione d’intervista; in questo modo i due linguaggi si integrano a vicenda, sebbene i due testi non seguano pedissequamente lo stesso schema cronologico-narrativo.
Tali colloqui costituiscono l’esito piů denso di significato umano e culturale di un breve soggiorno di studio in Ungheria, motivato dall’interesse per la parabola teorica di un gruppo di intellettuali noto come scuola di Budapest: Heller e Vajda vi appartennero dai primi anni sessanta fino alla prima metŕ dei settanta, gli anni del suo scioglimento e della diaspora, avvenuti tanto a causa della continua censura da parte del potere politico ungherese, tanto del venire meno della condivisione dell’ intento teorico che li defině in quanto scuola: la “rinascita del marxismo”, o “rifondazione etica del marxismo”, o “antropologia marxista”. Oltre ai due filosofi giŕ citati ne fecero parte pure György Márkus, Férénc Fehér (marito della Heller) e i coniugi György e Mária Márkus; un collaboratore di quest’ultima: András Hegedüs, e infine György Bence e János Kis.
Il loro tentativo di rielaborazione del pensiero di Marx partendo da opere precedenti a Il Capitale come i Manoscritti Parigini del 1844 e L’Ideologia Tedesca in cui si rintraccia il Marx “umanista” e trova le sue due caratteristiche fondamentali nella svalutazione del ruolo del “proletariato” come soggetto rivoluzionario e del momento della “produzione” come unitŕ d’analisi della scienza marxiana. Inoltre č pure da segnalare l’assenza su tutto il territorio ungherese di qualsivoglia influenza freudiana, cosě importante invece per il tentativo che la scuola di Francoforte compie nella stessa direzione e circa nello stesso arco di tempo, in Germania.
La rivisitazione di Marx in chiave “umanista” si caratterizzň in Ungheria invece per il riferimento a filosofi come Husserl, Heidegger, Wittgenstein, ma anche Kierkegaard, Kant e Aristotele.
Se la scuola di Francoforte ebbe una forte eco internazionale negli anni sessanta, quella dei budapestini la ebbe negli anni settanta, soprattutto tramite le pagine della Heller de La teoria dei bisogni in Marx (1974) e Vita Quotidiana (1968); da sottolineare č a tale proposito il metodo di ideazione di ogni opera risalente a quel periodo e a questi autori: la discussione collettiva e la correzione reciproca di quanto messo su carta da ognuno. Nella scuola di Budapest non ci furono sottoposti e tutti contribuirono a quello che venne sentito ed indicato come un “corso comune” (intervista ad Heller).
In questo lavoro si parlerŕ di quella esperienza filosofica dal punto di vista dei soli Heller e Vajda, gli unici reperibili quando si č intrapreso questo progetto; e tuttavia se Heller č a tutt’oggi studiosa di fama mondiale, mentre Vajda e gli altri sono sicuramente figure minori, dalle interviste emerge la grande considerazione reciproca e paritaria, dovuta proprio a quel periodo di condivisione.
Oltre alla spiegazione dei concetti fondamentali di “alienazione”, “oggettivazione”, “veritŕ”, “trasformazione antropologica dell’Umanitŕ” e “grandi narrazioni” e all’indicazione delle opere principali in cui furono sviluppati, si č cercato il piů possibile di far emergere i nessi tra i testi (concetti e libri) e i contesti (sociali, storici, istituzionali) cui possono essere riferiti, facendo in modo che il discorso sulle differenze tra il “marxismo-leninismo” (dottrina del Partito), il marxismo di György Lukács, nume tutelare dei filosofi in questione ed ispiratore della necessitŕ di un “ritorno alle fonti marxiane”, e quello “umanista” della scuola di Budapest, fosse al tempo stesso un discorso sulla storia del comunismo in Ungheria negli stessi decenni considerati: la formazione culturale di questi filosofi durante le invasioni prima nazista (1930) e poi comunista(1945) dell’Ungheria, l’incontro con Lukács, il circolo Petöfi, la rivoluzione del 1956, la singolare figura e la drammatica vicenda del politico Imre Nagy, il comunismo del periodo precedente a quest’ultimo, ossia quello di Mátyás Rákosi e quello successivo, ossia quello di János Kádár, durato fino alla caduta del muro di Berlino.
Alessandro Catamo


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